Ciao io mi chiamo “Love Moon” e sono un assorbente di nuova generazione.
Gli assorbenti … beh, perché spiegare cosa servono e come si usano?
Tutte le donne su questa terra lo sanno.
Lascia chi io ti racconti qualcosa di nuovo!
Quello che gran parte delle donne non conosce è come sono fatti e chi li produce.
I tradizionali assorbenti che vediamo reclamizzati in televisione o sulla carta stampata sono costituiti dalla sovrapposizione di quattro semplici strati di materiale, perlopiù, di origine sintetica.
Tutti dovremmo avere delle basilari conoscenze di biologia e sapere quale sia l’impatto dei batteri sugli assorbenti igienici e sul tratto uro genitale ma … questa non è una lezione di biologia e mi limiterò a darti solo delle “pillole di conoscenza”.
OK ?
Lo scopo dell’assorbente femminile è di assorbire rapidamente, senza perdite, il flusso ematico e cellule di sfaldamento dell’endometrio.
Il primo strato dell’ assorbente è un materiale plastico microforato (mica tanto perché i forellini si vedono ad occhio nudo) che al tatto offre la sensazione “raspa”.
Il secondo strato è uno strato di “tessuto non tessuto”; un materiale sintetico che ha lo scopo di impedire a quello sottostante di raggiungere la pelle (si usa anche nei giardini perché permette il passaggio dell’acqua e non permette all’erba di crescere!).
Il terzo strato è quello che ha la funzione assorbente.
A questo scopo in passato si ricorreva alla “pasta di cellulosa” ricavata dal riciclaggio della carta da macero trattata con prodotti caustici, cloro e sbiancanti ottici.
Il “tam tam” delle donne ecologiste ha contribuito molto al cambio di rotta perché nella pasta di cellulosa si potevano rilevare tracce di diossine dovute ai residui delle lavorazioni (parti per miliardo ma pur sempre diossina).
Oggi tutti i produttori utilizzano gel chimici e, unendo l’utile al dilettevole, risparmiano ancor di più salvando alberi ma contribuendo a far si che nell’ambiente siano disperse quantità inimmaginabili di sostanze chimiche che la natura, grazie all’azione combinata di raggi ultra violetti, enzimi e batteri, impiegherà di centinaia di anni a degradare.
Il quarto strato, e anche l’ultimo, ha pura funzione di supporto e impermeabilizzante per impedire di sporcare di materiale ematico (sangue) gli indumenti intimi; questo strato è realizzato con materiale sintetico che è molto simile agli shopper della spesa!
Poiché la donna moderna lavora, fa sport e mille altre attività, è necessario che l’assorbente non si muova e rimanga perfettamente in posizione perché, viceversa, si potrebbe verificare l’imbarazzante presenza di perdite sui capi di abbigliamento.
Le odierne colle messe a disposizione dall’industria assolvono egregiamente a questo compito e tengono perfettamente “ancorato l’assorbente agli slip.
Se, talvolta, ti è capitato di mettere una mano dentro un mucchio d’erba appena falciata avrai notato che la temperatura all’interno è molto elevata e che può superare i 60 °C.
Anche sull’assorbente accade lo stesso fenomeno perché appena i batteri onnipresenti sulla pelle iniziano a nutrirsi del “terreno di coltura”, ricco di nutrienti, costituito da materiale ematico e cellule di sfaldamento.
Per dare un’idea dell’ attività della proliferazione dei batteri basti pensare che essi raddoppiano ogni 20 minuti circa!
Le attività metaboliche dei batteri sviluppano tossine e calore (lo stesso calore che possiamo notare nel mucchio d’erba falciata).
Una donna con un flusso abbondante potrebbe scoprire, misurandola con un termometro, che in certe situazioni la temperatura di contatto tra l’assorbente e la sua pelle sfiora i 39,5 °C!
Questa insolita temperatura causa un surriscaldamento della zona cutanea e anche l’evaporazione delle sostanze volatili contenute nelle tenaci colle adesive utilizzate per ancorare l’assorbente.
L’esalazione di alcool etilico, alcol metilico, formaldeide e altre sostanze irritanti rilasciate dalle colle possono irritare e sensibilizzare la delicata pelle circostante obbligando la donna ricorrere a prodotti di farmacia.
L’umidità imprigionata tra l’assorbente e la pelle causa un fastidioso senso di “appiccicaticcio” per cui è necessario ricorrere alla sostituzione dell’assorbente.
La Società dei Medici Ostetrici e Ginecologi raccomanda la frequente sostituzione dell’assorbente e, le ricerche statistiche, indicano in due ore la media del periodo di utilizzo.
Perché sostituire spesso l’assorbente?
Lo scopo non è certamente quello di indurre un maggiore consumo ma è dovuto al fatto che i batteri si duplicano (moltiplicano) molto in fretta.
Qualora sulla pelle o sulla superficie dell’assorbente fossero presenti dei microrganismi patogeni (che generano malattie) essi si moltiplicherebbero rapidamente e potrebbero causare anche delle infezioni al tratto urogenitale e conseguente necessità di ricorrere allo specialista in ginecologia.
Ecco perché è caldamente raccomandato di lavarsi accuratamente le mani e di conservare in idonee condizioni igieniche gli assorbenti (temperatura – umidità – luce sono fattori che influenzano la crescita batterica).
Queste mie semplici “pillole di conoscenza” ti permettono di comprendere che la tua igiene intima ha un importante ruolo per la tua salute e benessere in un momento del ciclo in cui sei maggiormente esposta a possibili infezioni a causa della diminuzione delle barriere immunitarie.
A questo punto hai anche compreso, senza scovare i nomi dei materiali usati, che la “plastica fa da padrona” e che tu adotti come “partner intimo” assorbenti costituiti da materiali che per le prestazioni hanno molte affinità con gli “shopper” la cui presenza nei supermercati è stata prorogata da un decreto legislativo che pospone l’introduzione dei materiali plastici di origine vegetale e biodegradabili!
Nell’epoca post industriale nei paesi sviluppati noi tutti abbiamo la convinzione di avere moltissime libertà: la libertà di scegliere tra una vasta offerta del mercato (scusami ma io ho il “chiodo fisso” degli assorbenti femminili).
Quella delle donne è una “libertà condizionata” e solo chi sa cercare la verità scopre che la maggioranza degli assorbenti immessi da vari “Brands” commerciali sono, in realtà, prodotti da un unico produttore.
Ecco spiegato il perché lo schema costruttivo - a parte l’originale e fantasioso disegno “appariscente” di alcune marche - sono molto simili sotto l’aspetto dei materiali utilizzati, fattezze e prestazioni.
Le apparecchiature di produzione producono indistintamente un prodotto piuttosto che l’altro con semplici differenziazioni sui colori, sull’involucro esterno e minime differenze sul gel chimico utilizzato.
L’azienda italiana CIP4 (fatturato di 84 milioni di euro nel 2008), possiede un grande know-how tecnologico e capacità produttive che le ha permesso di diventare leader europeo nella produzione di assorbenti con una capacità di produzione di 2 miliardi di pezzi all’anno!
I marchi che si affidano alla tecnologia e capacità di CIP4 sono: Artsana, Bayer, Quidnovi, Johnson&Johnson, Proctle&Gamble, Manetti&Roberts, Bolton Manitoba, Sodalo, S.C. Jhonson, Unilever, Georgia Pacific.
Altri grandi marchi della catena di distribuzione che si rivolgono a CIP4 per la produzione dei loro prodotti sono: A&O, Selex, Aldi, Auchan, Billa, Carrefour, Coop, Crai, Dia, Drogary Market, Ed, Esselunga, Intermarche, Finiper, La Rinascente-Upim, Micros e Pam (dati desunti dall’articolo “Aziende in Primo Piano” del dicembre 2009 su www.largoconsumo.info .
Sei una donna curiosa, intelligente o sei piuttosto scettica?
Vinci la pigrizia e diventa una consumatrice consapevole e attenta: acquista più tipi di assorbente, tagliali a metà con una forbice, separa i vari strati, mettili a confronto, scopri la verità e fai le tue deduzioni.
Sono certo che, di giorno in giorno, crescerà anche in te la consapevolezza che le donne sono considerate come pe---e il cui appetito è alimentato dalla pubblicità che le lascia “libere nei pascoli degli acquisti” tra gli scaffali dei supermarket.
La donna crede di essere libera di scegliere ma, nella realtà, è il prodotto che ha già scelto lei.
La crescente consapevolezza e la diffusione delle informazioni permetterà alla donna di diventare “c.attiva” (consumatrice attiva) e indurrà le aziende a produrre ciò che lei chiede e sarà ribaltata l’odierna situazione che, invece, la vede scegliere prodotti che l’industria ha deciso di produrre.
Non pensare che io non abbia più nulla da raccontarti…
Vorrei che tu riflettessi si ciò che hai letto prima di offrirti altre … “pillole di conoscenza”.
A presto… tuo “Love Moon”.
www.donnapiu.webnode.com
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